Porti con te, Tristezza
quel raccolto dolore nell’angolo
che annoda la gola
e tira gli angoli della bocca
verso il cuore.
È proprio al cuore che guidi,
custode di cocci e pupazzi malconci,
dove la fretta del dolore
è stata coperta con distanze
e metri di terra.
Fa freddo qui
e il coraggio
è un cuore che fa del guardare
il calore dello stare.
Nessun rimedio
se non lasciare
che sia
così
com’è.
Raccogli, raccogli, solo raccogli,
null’altro da far accadere,
che accada il raccogliere
il più naturale dei gesti del cuore.
Sacro gesto del curare:
palmi che portano al petto.
Braccia allungate verso un dentro
che ora offre dolcezze avvolte
nei cardi selvatici.
Tempo di sentire.
Di lasciar accadere
di lasciar cadere le soluzioni
e aver fede nel Cuore.
Nella dolcezza anche la spina trova posto
e può esser lieta d’esser sé stessa,
trova gioia nell’esser vista
ora sotto il sole
ora a casa, nell’ora del vespro.
E può svelare il suo protetto:
cola il dolce succo oltre i nodi di cardo,
dorata Meraviglia di Te,
bentornata.

Lascia un commento