Inizia diventando portavoce del Re, imita il lessico, diffondi, parla. E poi, poi deve accadere: dismetti l’abito da emissario, sta coprendo il manto regale. Trema senza avere parole da ripetere e copiare, parole che ora non oltrepassano più la lingua, sono solo fumo e polvere.
Nulla più esce.
Come serpente, lascia la divisa da cocchiere del verbo, resta disoccupato senza cavalli, carrozza e Frusta… la foga del galoppo travolge quando usi parole d’altri.
Lasciati muto, senza sapere, senza medaglie e olii su tela sui camini di marmo, i premi del buon ripetere.
Oggi scade il contratto, esci da qui e non tornare più.
È tempo di parole Tue.
Per molto tempo mi è stato necessario leggere, ascoltare, imparare e ripetere dai maestri. Tempo prezioso e guide indispensabili per guidarmi al centro, verso me.
Poi è accaduto che il ripetere non era più efficace, le parole erano vere, ma erano parole d’altri, che non vibravano vive quando le pronunciavo.
Dove sono allora le parole che vengono da me? Così ho cominciato ad ascoltare quello che dal di dentro emerge.

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