Un lungo tempo,
un lungo errare
sul sentiero del cuore sordo.
Me ne andai
tanto tempo fa
quando i giardini fioriti
erano in gloria e possanza.
Un’ombra fugace
che distolse lo sguardo
guidandolo ad una porta
aperta
e buia.
E in quel buio entrai
dimentico delle siepi odorose
e delle meraviglie che già ero.
Peregrinare tra ombre
perigli e insalubre umido;
senza la forza delle radici
la foglia si dissecca e cade morta.
Titanico restare in piedi
reggendo, con braccia esangui,
personaggi dal peso di piombo
vuoti dentro.
Dalle feritoie delle maschere
la luce riflessa lambiva il fondo
del pozzo
dove
il tenero germoglio
tremava.
Ma il giardino mai smise di profumare,
mai demorse nell’attesa
allungando il micelio
fino alle piccole radici
del germoglio.
Ricordi di pienezza
sogni di gratitudine
frenesia di gioie già assaporate,
terra dove Leggerezza è Grembo, Sovrano,
foglia
e scorrere.
Al giardino ora ritorno
e ti trovo qui
silente e ferma,
piena
e quieta.
Raccontami del tuo regno
Leggerezza,
fremo di desiderio ed entusiasmo.
Raccontami
Leggerezza
dispiega i prati al vento del godere
e della pienezza,
tuffami nelle profondità della gioia,
inondami il cuore
con le lacrime
della gratitudine.
Leggerezza
auriga della gioia,
impalpabile greto senza sponde,
torna a casa nel mio petto
dove l’aria ora può cadere
come fiume in piena
verso valle.
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