Pare stia volando, o forse non sto vedendo ciò che la sostiene: fili invisibili oppure un cuore leggero che nel curare ha espanso così tanto i confini da non poterli vedere?

Non è stata vista correre da molto tempo ormai. Passeggia, piano, anche quando il passo è veloce. A guardarla percepisci la lentezza di un ghiacciaio che scivola lentamente verso valle; un incedere che leviga dolcemente le rocce del cuore più acuminate, acqua cristallina che ti sveglia e ti fa accorgere del cielo quando la bevi.

Non profuma, è che a starle accanto ti fa sentire tutti i profumi attorno, che fino a quel momento non avevi notato.

Ti accorgi, accanto a lei, ti accorgi.

E vedi.

E senti.

Percepisci in lei l’assenza di resistenze, come se un fiume impetuoso e gentile la attraversasse. Niente detriti o rovine trascinati dalla corrente. Greto e sponde sono stati puliti da tempo, un tempo che lei racconta con tenerezza e affetto.

“Sai” dice “quando smetti di cercare di arginare, di deviare la corrente, ecco che i flutti cominciano a demolire le barricate, le dighe, le piccole costruzioni e anche le grandi opere. Tutto ciò che non fa scorrere la vita crolla.

È disorientante, e per un po’ rimetti mano per salvare qualcosa, ma la corrente diventa più forte e accade che, se la argini, l’acqua che sei soffre.

Quando argini o controlli sai di mentirti e di soffocarti, fa male ormai e lo senti in ogni cellula.

Tradirsi è cercare di domare l’acqua.”

Da lei arrivano le parole ancora prima che le pronunci e sai che non parla a te. Parla dal Sé che è al Sé che Sei, e riconosci il vero.

“Non puoi diventare fiume, puoi solo lasciarti essere fiume”

Si.

E il primo pezzo, quello di pulizia, è una perdita e liberazione continua, lutti e rinascite continue.

L’acqua leviga ogni singolo granello, porta a galla ogni dimenticata ostruzione abbracciandola con amore, offrendola al cuore che finalmente trova spazio per guarire.

Sassi acuminati, schegge di rancore, convinzioni a granelli, di quelli che si infilano anche nelle mutande; mobili ereditati con ancora custodite ostinazioni famigliari. Biciclette infangate, memoria di un’infanzia corsa veloce, dove l’acqua lava la nostalgia dai telai svelando i colori della gioia vissuta, ancora disponibile.

A volte qualche reperto richiama l’abitudine della diga, ma mano a mano che greto e sponde si liberano le cose trovano sempre meno appigli e compagni per fare corteo. Gli striscioni di protesta scivolano verso il mare che tutto accoglie.

Vecchie care idee, preziosi sgualciti personaggi e buffe menzogne, la corrente prende tutte per mano sotto le stelle, accogliendo con un cenno del capo il nuovo ospite: il Silenzio.

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