Di valle in valle
cede l'auriga alle proteste
del cavallo

Il destriero chiede acqua
fieno
e riposo

Un silenzio che spazza via
dalle orecchie
il frastuono del galoppo

Rimane sgomento il cuore che
all'improvviso
smette di essere battuto dal vento

Datteri, acqua dolce,
ombra,
e il fresco fermarsi ricordano
la sabbia e il sudore

Via il lino liso e sudicio
dalla pelle
mentre il passo incontra la riva.

Acqua che ristora e libera il corpo
dalla corsa sul carro e, intanto,
gli occhi si vedono
e i palmi, si incontrano

Petto a petto
mentre braccia, cosce e turgidi falli
fremono all'unisono

I fiati e i respiri si amalgamano
e le lingue assaggiano
ogni lembo dell'altro

Freme il bacino
accelera il battito,
e lamenti di piacere
sgorgano dalle bocche

Ogni contatto è un "si"
ogni desiderio è espresso,
e soddisfatto

Un corpo fa spazio all'altro
petto contro schiena,
lamenti ritmati,
sospiri e gemiti si susseguono
come perle su un filo

Ritmi, pause, dare e ricevere
si alternano
col colare del sudore
che passa da corpo a corpo

Finché, arriva il picco
che fa esplodere il seme
a flutti, generosi e potenti

la voglia che duri qualche istante
di più
negli occhi sorpresa
ed estasi.

L'aria della sera copre col suo tepore
l'intimo abbraccio
e il sonno dopo il galoppo.


Chissà se domani si ripartirà,
forse si rimarrà ancora per un po',
tra datteri, acqua
e quiete.

Ora riposano,
l'auriga
e l'arciere.

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