Questo è il pezzo più intimo.
Di quanto pubblicato sul blog, i versi che seguono sono stati i primi in assoluto ad arrivarmi. È stato dopo aver celebrato il mio compleanno, un nuovo giro attorno al sole, dopo un pomeriggio di maggio assieme a tre preziosi Amici che, a notte fonda, questi versi hanno fatto irruzione. Un flusso continuo che, per non perderne l’intento originale, riporto senza adattamenti.
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Consegnato al mondo dalle tue braccia, vengo da te, parte di te, Madre,
eppure mi doni alla vastità.
Il coraggio di lasciarmi al vuoto, al non so, all’ignoto.
La pelle perde il contatto, ora fluttuo, ora vado, ora sono.
Consegnato, donato, alla Vita e a me. Da te prendo, solo prendo, ogni cosa, e a te mi inchino
fronte a terra, col cuore vicino al suolo…
bum, bum,
il pulsare della terra
il tamburo della Madre
a Lei mi consegni.
Farò diverso da te, eppure
ogni opera di te sarà intrisa.
Sei Madre, Sovrana, Messaggera e Stella.
Hai accolto quella scintilla che ero,
ogni tua cellula al sevizio di qualcosa di vasto, ignoto, esigente e severo.
E ora,
mi lasci andare,
così, un gesto semplice.
Ti vedo, Madre, e vedo la forza di mille universi in questo gesto.
Mi consegni
mi lasci andare
il cuore si spezza ma apri le mani comunque.
Sento la tua forza, sto di fronte a te, si, ora ora posso voltarmi,
papà dammi la mano per il mio primo passo.
Padre, hai atteso questo momento, sei rimasto un po’ in là,
curando ogni cosa aspettando questo istante.
Da te l’ultimo atto:
tu, ponte tra me e il mondo
mi prendi per mano
e mi accompagni alla soglia.
Non vieni, non venite
ora tocca a me.
Quanta forza per lasciarmi la mano,
quanto coraggio nel lasciarmi andare
e guardarmi
mentre varco la soglia.
Da te prendo, Padre,
a piene mani senza remore,
apro i palmi,
la pelle beve ogni tuo dono.
Vi vedo, al servizio della vita,
non tocco la Vostra grandezza,
ora posso
ora vado
con voi nel vuoto del cuore.
C’è molto spazio in questo cuore, ora.

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