Accanto a casa mia c’è un parco.
Un giorno, passeggiando, mi ritrovo sotto un gelso pieno zeppo di more, tante a delizia degli uccelli, qualcuna selezionata dalle mamme per i bimbi in odore di scoperte, moltissime in terra mature e fermentate, calpestate da suole di scarpe e ruote di bicicletta.
La cosa mi colpisce e così appoggio una mano sul tronco del gelso “Grazie” gli dico “per le tue more. Le fai e ne regali tantissime, anche se la maggior parte di loro sono irraggiungibili, non vengono mangiate e finiscono col marcire o calpestate”
Risponde il gelso “io faccio more, questo so fare e mi piace farlo(.)”
“Ma, non ti fa pena che tante di loro non vengano mangiate, che non tutte vengano gustate e apprezzate? C’è così tanto lavoro…” chiedo.
E Gelso “non comprendo la tua domanda, cosa c’entrano gli altri? A me compete fare le more, questo faccio e so fare, e mi piace farlo. Che gli altri le mangino o meno, le calpestino o le piantino, questo compete al loro Viaggio. Il mio lavoro è comporre more, amo farlo.
Questo faccio”.

Credo esista un binario, dove  su una rotaia ci sia il dare per la gioia di dare, e sull’altra il bisogno che quello che doniamo venga raccolto.
Al gelso poco importa che le sue more vengano mangiate o calpestate, non so se possa valere lo stesso per l’esperienza umana, in cui l’essere Visti e Accolti determina in maniera così profonda il nostro senso di Essere, di Appartenere, e l’avere un Posto nel mondo.
Forse il Viaggio Umano sta nel donare nella misura sana, in cui non fiorisca la pretesa del riconoscimento, e il riconoscere e raccogliere ciò che ci viene donato, nella misura sana in cui non fiorisca la dipendenza o il credere che sia dovuto.
Gioire nel dare fin dove le braccia possono allungarsi, grati nel prendere tanto quanto la dimensione dei palmi delle mani.
E del cuore.

Quanto puoi dare?
Quanto puoi prendere?

Se il mio dare è tale per cui il ricevente rischia di affogare, ecco che dovrà scappare per mettersi al sicuro. Potrò considerarlo ingrato e offendermi, o forse potrò raccogliermi, e chiedermi se io non abbia dato più di quanto non avessi nell’otre.
Quando diamo in eccesso togliamo forza a chi riceve.
Quando pretendiamo di ricevere, oltre misura, non abbiamo ancora lasciato le sponde della culla.

Posso dare solo ciò che ho, posso prendere solo ciò di cui ho bisogno.

Bert Hellinger

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