Figure festanti tra ghirlande e diamanti, schiamazzi e bambini alla fiera senza scontrini. Duca e Duchessa, paggi fanti e matti, corteo di reggia che incontra la messe. Cresce il grano riflesso di sole, bionda terra sulla zolla riversa. Picchetta il raggio il becco del merlo, che becchetta e vola tra le mani del cielo.
Poche nuvole e molto sole, tanto azzurro e abbondante sudore.
“che caldo” “ma scotta” di corsa alla fonte, il sollievo e le risate e si fan tutti Romei. Giuliette alle finestre, peni ritti nel fiume, le mani toccan virgulti di maschi nerboruti.
Batte il fallo sul sagrato di marmo, i gradini si spezzano sotto la gioia del vivere. Non regge l’altare al potere del fare, quel fare che viene dal rombo delle vene. Batte il cuore più forte delle campane, le canne d’organo paion mute al batter d’ali dell’uomo vero.
Vero e Vivo, travolge le toghe i marmi e le cose; brandelli di preti, ora liberi, ora quieti.

Friabile sabbia, non regge la Chiesa tra le dita del Vero. Racconti e favolette metton guance rosse e vergogna mortale, che del fiume vitale han terrore ferale.

Lascia un commento