Del tuono non si cerca la gola,
tantomeno si suona la cetra
mentre il lampo fende la sera.
Eppure eppure,
si cerca e ci si affanna,
si aggiunge fretta
dove non c’è ricetta che la metta,
si lievita il pane
con uva e acqua di mare.
Si fanno affanni,
dove il cuore non vede malanni.
Eppure eppure,
della strada dritta facciamo labirinto,
del tramonto d’autunno
facciamo fiori ai morti,
della capanna di paglia
facciamo tragedia d’inedia.
Il fiume scorre
e facciamo diga,
la sera scivola
e facciam festa
così che il buio non si desti in noi.
Trema candela
come sempre fai,
non ti curi
di come dovresti far luce.
Goccia a goccia
pezzi di cielo in libero vuoto,
che sia vuoto
o che sia pieno
non ti curi, o cielo,
del velo del Vero che desta
e fa sommossa
tra il popolo a messe.
Gioiosa falce
mieti gentile,
crudo o maturo
non ti curi del frutto.
Tutto nella gerla,
che il grano Sappia
o sogni ancora la terra.
Falce che raccogli,
raccogli e lascia i germogli,
che se quel covone
non ha preso la Vita,
forse il prossimo
le allungherà le dita.
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