Non tengo corda
Non tengo ferraglia,
La briglia è tolta
e il piede, scalzo,
tocca terra.
Benedetta l’erba che soffia sul piede, sul dorso soffia “la casa s’è rotta”.
Vagare ramingo, tra boschi prati e borghi; non schiva la pioggia il capo senz’elmo. Spada e mantell…oh, ma lassù c’è un uccello, che becchetta e vola senza mai provare noia.
Dicevo:
Spada e mantello, alla soglia di un cancello, ultima rinuncia prima che il passo entrasse senza torcia.
Quale è il dentro, e quale è il fuori? Siam certi che non sia il mondo a esser meta e casa, e il castello solo piccola contrada?
Torno a casa, Mondo, torno a casa.
Stare senza mura è pura avventura, di poco conto il viaggio se il giardino ha un centro fiacco.
Non c’è centro nel giardino del mondo, senza mura e senza appigli il cuore danza e batte che pare rombo.
Senza fuori e senza dentro le idee di cancelli si sfaldano come orpelli.
Diorama senza confini,
Andrea Centi
dove il centro del petto non trova un centro,
se non l’infinito che si specchia in se stesso.

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