Lasciati toccare, lasciati toccare dal vento, dal tempo, da quel lento incedere. Lasciati toccare dal sussurro, fermati e dilata le orecchie, lascia che il sussurro ti raggiunga, ed entri in te.

Fai silenzio, che la voce del cosmo non grida. Fai silenzio, che nel rumore delle idee non puoi sentire la sua mano che ti accarezza.

Fermati, che nel fermarti puoi sentire il lento incedere, lento e delicato, della Vita. Uno scorrere che solo fermandoti puoi sentirla, mentre ti sostiene fino a valle, fino al mare, cui sei destinato.

La meta è la stessa per tutti e tutte.

Opporsi o arrendersi può cambiare il sapore dell’acqua, acqua che è sempre la stessa, ed è il tuo palato a decidere se sia dolce o salata, fredda o calda, giusta o ingiusta. Ma l’acqua non si cura del palato, scorre per tutti e tutte, senza scegliere.

Qual’è il suo vero sapore? La scoperta sta proprio in questo.


Oltre il vento
che soffia violento,
oltre il mare
che sa dove andare,
getta il petto e lascia le braccia,
che il niente faccia breccia
e il tuo io si dissolva
in risacca.

Va e viene
l’onda e la spuma,
bruma di maggio
sul sonno del Viaggio,
dormi protesta
dormi pretesa
e lascia che si levi
il velo della presunta offesa.

Tutto il supposto
tutto il “credevo che”
crepino e si sgretolino
le ragioni
e i perché.

Non c’è perché nel giardino del Mondo
e nemmeno l’erba voglio mette radici,
che tra larici e querce
cadon ghiande che paion perle,
e riempiono le mani
ora libere da Marte.

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