Il gallo continua a cantare, l’acqua continua a girare il mulino, non manca il pendolo di spostare la neve lasciando solchi sui monti di fumo. Oscilla oscilla il pendolo tra nuvole e nebbie facendo ora vento facendo ora brezza.
Oscilla oscilla, spostando la bruma mentre il sole, dall’alto, la guarda aprirsi e scalda la terra scoperta dove il sentiero, il prato e il bosco paion sorpresi dei raggi da lassù scesi.
Momenti fugaci in cui il panorama si palesa all’occhio finora fisso sul filo d’erba. Raddrizzo la schiena e il carattere curvo, col pensiero d’ombra adeso al rivolo, il rivolo delle Grazie che incensano il piccolo tempio del mondo che si crede eterno.
Le gemme dal cielo raddrizzano il capo che, per un istante, si sbrina dal pensiero incrostato. Cristalli di ghiaccio e graniglia, ghiaia tra le dita negli occhi e sulla cartapesta creduta vita.
Polvere di marmo che credo sia mia per opera mia, e invece son gessi un po brutti un po fessi, in ira col mondo per la tristezza che pressa, tristezza di un pendolo che ricorda ferale: del pupazzetto il gioco è l’esser mortale.
E allora un passo indietro e sento il petto sul cui sterno infinito il fulcro del pendolo trova il suo appiglio.
Si muovono i rintocchi laggiù tra nebbie, fiori e Indù mentre fermo rimane nel petto Reale.
Reale di Vero Reale di governo che gode del gesso caduceo mentre lo stare a guardare non scorre come col tempo mortale.
Raddrizzo la schiena vedo il fulcro appoggiato al cuore, fermo, e il pendolo tra le mani mentre raccoglie sabbie e carezze tra i palmi giochi e fate tormenti e portate, giovano alla pelle che al cuore porta il brillare delle stelle.
Lascia un commento