Avevo una serata da una carissima amica, di quelle che vedi poco e che ti lasciano sempre un senso di pienezza dopo averle incontrate. Per l’occasione mi sembrava opportuno un mazzo di fiori.

Un bouquet è sempre gradito, e la possibilità di affidarsi a mani e cuore esperti regala meraviglie.

Vado quindi da Paola, fiorista. Poche cose mi chiede, e le passo qualche parola chiave su chi è chi riceverà il mazzo, sapendo che all’artista va lasciato campo libero, con qualche appiglio giusto per tracciarsi una mappa, ma campo libero…

Guardo ora il bouquet di ranuncoli, fiori antichi e qualche rosa arancione e, nel seguirne la fattura, chiudo gli occhi e seguo dove mi porta:
Una casa in campagna, di quelle in sasso intonacate di bianco. La porta in legno di quercia che dal giardino conduce in cucina, con un lavabo in pietra e le ceste di vimini appese alle pareti. Silenzio e qualche cicala. La stufa spenta, mentre il sole delle 10:00 scivola sull’erba alta, punteggiata dai papaveri di giugno.
Il suo bouquet in una brocca di latta smaltata di bianco, sul tavolo in legno, di quelli grandi e rugosi, che custodiscono nelle venature il dondolio di quando si impasta il pane e il calore delle zuppe d’inverno.”

Che privilegio essere circondati dalla bellezza, quella dell’amicizia e quella dell’artigiano. A volte scontate, a volte non viste, e mentre a fine serata torno alla macchina mi trovo davanti un palazzo del 1700, la reggia di Colorno. Lo conosco bene quel palazzo, eppure ne ho dato per scontata la presenza tante volte. Molte cose arricchiscono l’anima, e forse un po’ la chiave, per tornare con la schiena dritta, sta nello spostare l’occhio appena oltre al piccolo sasso che teniamo a un palmo dal naso. Chissà cosa c’è in quel sasso che ci cattura così tanto, da rimanere curvi col fiato corto e avulsi dalla bellezza tutta attorno.

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