Bussa, bussa
non smettere di bussare,
ti prego non lasciare la porta,
è chiusa e non voglio aprirti
ma per favore, non andare.
Bussa bussa
non smettere di bussare,
qui dentro è buio
le finestre piccole,
le ho murate tanto tempo fa
credendo che assieme al sole entrassero le frecce.
Accogli la mia paura mentre la chiave gira nella toppa,
ho paura che il fuori sgretoli il dentro;
sto sicuro tra le mura dei lamenti.
Le pellicce della sofferenza sono fresche di lavanderia
le scarpe lucide,
con quelle vado in cerca di funamboli.
Sul soffio di un filo
teso a non cadere nel vuoto del sentire; ben distante dai rumori di quel fiume in piena, che scorre raccolto e possente tra ciliegi in fiore e muschi antichi avvolti alle rocce.
Resta sulla soglia
che la tua gentilezza non è retta da questa stanza.
Coraggio dicono
agire dal cuore
e allora caro Cuore
varca la soglia
e mi arrendo allo sgretolarsi di questo piccolo mondo.
Scopro con stupore l’immensità che porti, porti e sei porta al cosmo che divampa
tra ere ed esistenze.
Non c’è altra porta oltre a quella del Cuore che possa reggere e lasciarsi invadere dall’Amore.
Dissolto, piccola memoria di una stanza che forse era grotta, sospesa e affannata in quel mondo che divampa di gioia, ma che dalla porta non facevo entrare.
Bussa Cuore
Bussa per favore
Non smettere di bussare.

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