Lasciarsi affondare nel silenzioso riverbero increspato. Il blu che diventa oro, l’oro che si scaglia come freccia nelle pupille. Riflessi che passano attraverso gli occhi, riflessi che trafiggono il petto trascinando nel cuore i silenzi delle maree sommerse, di ciò che non si vede, di quanto viene custodito sotto la superficie, vibrante, che dagli abissi si getta nel petto inondandolo di silenzio, nostalgia, calore, desiderio e l’affanno che viene dal volersi fondere con Te, cara terra natia.
È tempo di tornare, dove l’onda e il fondale si sdraiano sotto il sole, sotto la luna, tracciando il confine tra il me e il te. Il te sotto i miei piedi, e il me sotto il tuo cielo.


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