Vorrei entrare nei tuoi ricordi, se solo mi dessi il permesso. Ma la voce non ti esce più. Lascerei le scarpe sull’uscio, scivolando con le calze bianche su quel legno liscio e lucido delle tue memorie. C’è molta polvere su questo pavimento ormai e le stanze ti sono inaccessibili. Vagherei tra le pareti in carta di riso, col sole basso dell’alba e i colori del tramonto, filtrati dal candore steso della tua vita. Mi farebbe male attraversare quei corridoi affacciati su inverni e primavere, inondati di volti e suoni, e le voci, mischiate alla tua e alla mia. Parole sussurrate, anche gridate, che il tempo ha deposto in echi e pittogrammi nelle stanze della tua memoria, a cui non hai più accesso. Vorrei strappare quella nebbia che ti separa dai fiori di maggio, petali al vento che più non raccogli. Vorrei avere la forza ma il tempo me la sta levando dalle mani, pian piano, come se la vita stesse raccogliendo pezzi di me uno alla volta, preparando la valigia per quando sarà il mio momento. Ora è il tuo, scandito dal ritmo di quello strumento che dice a tutti come batte il tuo cuore. Un po’ sterile quel bi-bip, sarebbe più bello se battesse come il metronomo di un violinista, o come un lieve cinguettio. Si, voglio immaginarlo così il tuo cuore, mentre canta le ultime gioie, le velate memorie che ha raccolto lungo il suo viaggio.
La tua mano, sottile e ormai rugosa, tra le mie macchiate dagli anni. Le mani… Aprivo la moka con i mignoli ed ora, anche quella forza è già nella valigia. Mi rimane la forza per le carezze, quella è l’ultima che la vita ci lascia, curioso, prima di stringerci per un fianco per accompagnarci e consegnarci all’Ultima Madre.
Chissà se i fiori di maggio ci seguiranno, se anche loro entreranno nella valigia o se voleranno tra le mani di Dio, che altro desiderio non ha se non godere della pienezza del nostro sostare in questa terra. Terra dove notte e giorno si susseguono, e dove il me e te sembrano sempre due.
Sento la tua mano ritirarsi assieme alle tue carezze, anche se le trattengo. Se ne vanno, e io rimango, col cuore invaso da qualcosa che speravo di non sentire. Speravo, eppure sono qui, mentre raccolgo il silenzio che lasci. Sento la cerniera della tua valigia che si chiude, i passi leggeri e il fruscio di una veste eterna che ti scivola addosso in un abbraccio così colmo d’amore che invade il cuore.
Buon viaggio.
Io per ora rimango, mentre i fiori di maggio mi bagnano le guance.

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