Accendiamo un fuoco. Si dai! Raccogliamo legnetti e foglie di quercia, faggio e sorgo. Raccogliamo le foglie gialle, le rosse e quelle marroni, han già loro il colore del fuoco. Piccolo buco nel terreno umido. Raccogliamo anche le ghiande dai, da piantare in primavera, dove la radura lo concede. Raccogliamo l’autunno sotto le querce, dove il sole di novembre può toccare terra piovendo tra i rami e pungersi con le castagne. Piove qui il sole nel piccolo buco dove foglie e rametti son pronti.

Accendiamo il fuoco, però, appena prima che il sole dia l’ultima sbirciata dall’orizzonte. Accendiamo il fuoco sotto le stelle in volo sopra le nebbie di novembre. I cri-cri e i cra-cra dell’estate sono lontani, mentre il silenzio dei morti è già qua. Lascia che il velo tra i mondi si assottigli e tendi le orecchie ai racconti dell’aldilà.

Poco si può fare per chi ha già raccolto il suo fieno e suolato l’ultima volta le scarpe; solo orecchie tese per i loro racconti che, di ginestra in ginestra, han posato la siepe che ora noi proseguiamo. Siepe sinuosa su valli scoscese e pianure accanto al mare; racconti di stirpi odorose di quel tempo che scorre di radice in fiore, di fusto in seme, lungo un greto dal quale solo raccogliere possiamo, a piene mani, bagnando le nostre radici. Radici così forti solo se prendiamo col cuore aperto alla grazia: quella del Piccolo fiero di venire dopo il Grande.

Una replica a “NOVEMBRE”

  1. Immagini di vita domestica, il crepitio del fuoco: il tuo pensiero è maestralmente multisensoriale

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