Stare senza appigli è disorientante ed è, al contempo, la via per l’oriente, verso il sole che sorge. Smetto di cercare appigli. Sto in mezzo al sentiero, senza alberi o mura cui appoggiarmi. Sto in mezzo, dove il vento soffia, la pioggia batte, il sole accoglie, la notte accompagna. Sto e cammino, in mezzo alla Via; ne destra ne sinistra. Le guardo, la destra e la sinistra, le guardo con grazia e lascio che mi Guardino, e cammino, in mezzo, senza scegliere.
Cammina in mezzo
e segui il centro,
è li che passa il carro del mercante,
quello con sonagli,
tappeti e incensi,
ori e ornamenti,
colori e tormenti.
Galoppa la gioia sotto la sella,
galoppa la sera
sul sentiero che alla notte
si svela.
Apri la gola
e bevi un tappeto,
ascolta il canto
che dal cuore fa eco,
eco in un petto
che di luna è riflesso.
Ossa cave e piene d’aria
vuote e leggere
ripiene di Niente.
Quel niente ch’è pieno
di un colore sereno,
brocca infinita
di galassie e Amrita.
Molla la presa
lascia la scelta
che morirsi al volante
è scoprire il levante.
Ecco che allora l’alba puoi vedere,
per la prima volta soffrire
della nostalgia del tornare,
tornare alla gioia
tornare alla vita
e godere del vero
che gronda dagli occhi
che gronda dal petto
e non ti è più segreto
il tuo Vero Completo.
Addio caro sonno
addio cara dimenticanza
che dalla piccola stanza
sono ora del Cosmo La Danza.

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