Ogni goccia piove una sola volta.

Lasciati cadere, rinuncia ad opporti e lasciati sconfiggere dalla gravità.

Non è la terra che ti tira, è il vuoto siderale che ti sospinge e accompagna fino al mare, lì dove ogni goccia deve arrivare.

Lasciati sconfiggere dalla gravità, da quel cielo che nel cadere ti sembra sempre più lontano. Ma come potrebbe abbandonare il cielo le sue gocce? Lui tocca terra ancor prima che la nuvola nasca.

Lasciati cadere come ti sei lasciato nascere, lasciati volare come ti sei lasciato condensare.

Ci vuole massa per cadere, ci vuole un corpo, ci vuole l’ego, ci vuole la densità della mente. Solo allora il volo comincia. Un viaggio tra le mani del cielo che ti accompagnano, fino al mare, dove l’esser singola goccia si perde, e con essa la sua piccola massa di idee e tormenti, forse anche di spassosi lamenti.

Non è il mare, non è il cielo, è il sapere del volo a far fiorire il perdono. Si vola tutti verso la stessa meta.

Figli e figlie della stessa eterna nuvola, che non cessa di condensare ciò che il cielo desidera accompagnare.

3 risposte a “CADERE”

  1. La caduta, come metafora dell’abisso del mare, scuro, tumultuoso, ma anche metafora de nostro abisso interiore. È dalla consapevolezza di toccare il fondo che scaturisce l’impeto di riemergere, di risollevarsi, una forza interiore che punta a risalire questo abisso fino a vedere la luce: un gesto di amorproprio che dà senso alla nostra esistenza.

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  2. Anche l’abisso non come luogo buio da cui risalire, ma dell’essere oceano e non più singola, isolata, goccia. L’essere mare non si cura del su o del giù, fondale o superficie, buio o luce: è tutte le cose nello stesso istante. Il “lasciarsi cadere” in questo testo ha a che fare con la resa, non come rassegnazione, ma come atto ricercato di abbandono alla propria natura più profonda, sulla quale per abitudine galleggiamo.

    Grazie per il tuo commento e punto di vista.

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  3. Anche il tuo punto di vista è condivisibile: non volevo travisare la tua visione, ma, appunto, dare una mia personale visione

    Ti ringrazio anch’io

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