
Figlio mio, perché guardi altrove? Guardi dove la radice non può nutrirti. Guardi dove i rami fan frutti che non ti appartengono. Guardi dove il fiume non tocca la tua sponda. Cerchi dove il cuore non può cogliere né raccogliere. Cerchi dove la grotta racchiude tesori per altre stirpi. Cerchi dove la gerla rimane vuota.
Figlio mio, perché guardi altrove?
Siedi in silenzio, in silenzio raccogliti e raccogli tutte le frette che tirano la biga, falle riposare, levagli le briglie e lascia che si disperdano. Correranno sempre, che corrano verso i prati del vai, e intanto tu fermati all’ingresso dello stai. Andare lontano col vento nel petto e la sordità nel cuore porta avventura, certo, puoi forse sentire casa ora? C’è il tempo dell’andare dove la scoperta è tutto ciò che conta, poi arriva il tempo del tornare con i sacchi pieni e le tasche vuote.
Nel tornare si impara a viaggiar leggeri.
Ora siedi leggero al riposo dal pensiero, prova a lasciare i sacchi sulla soglia (non che Dio non li voglia), prova… Togli i sandali e rinfresca i piedi, lascia che l’acqua scivoli tra le dita e i tanti anelli, chissà, forse si posson posare pure quelli. Immergi il viso e radi i capelli, che al fuoco si offrano quei sottili orpelli, ricchi di gesta ed eroiche memorie, lasciale al fuoco che le porti lassù, in quel cielo, che fa tesoro di ogni virtù.
Ora siedi leggero si che l’orecchio trovi sollievo, lascia che il silenzio ti sfiori le labbra mentre il tramonto rimbocca la risacca, lascia che il sole si ritiri morente offrendo l’assenza a quel brulicare silente, il brulicar dei Maestri che, finalmente, ti vedon Presente.
Non fare niente, ciò che serve è già qua, non dire niente, il cielo già sa.
La via del ritorno inizia dall’ascolto della cetra che suona dei tuoi sentieri e dei tuoi sospesi mentre, nell’eco, le note si perdono nella grazia. Una grazia che sboccia, lei ti sboccia dal petto, cosciente che mai da solo sei stato, in quei mari in tempesta e nei deserti d’ira funesta.
Mai solo sei stato e nel prender coscienza puoi Comprendere che ora è tempo, forse, di prender dimora dopo tanto vagare, in quel posto che ti compete sul sentiero che per nessun altro, se non per te, un disegno divino ha con cura tracciato.
Il tuo sentiero, SI lo puoi prendere, SI lo puoi lasciare.
Quale dei due SI ti sosterrà sul mare?

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